…ho intuito quale direzione doveva prendere la mia vita, la prima cosa che mi è stata detta di ricordarmi è che “l’ecumenismo, prima di tutto, si fa a casa propria”.
Ho sempre preso seriamente questo assunto e lo porto avanti tra le difficoltà e le gioie. Lungi dall’essere solo studio, l’ecumenismo si fa: esso è prima di tutto un’azione che parte da dentro di noi, dalla nostra quotidiana conversione a Cristo, dal nostro cammino di maturazione delle relazioni.
È poi un movimento di accoglienza non solo verso una persona di tradizione diversa dalla propria, ma anche (e forse direi soprattutto) verso chi è diverso da noi (penso ad esempio al modo di pensare e agire diverso che c’è tra uomo e donna).
Un ecumenismo in primis della quotidianità, sorretto poi certamente da un’adeguata formazione e preparazione.
L’unità dei saperi come principio vitale per comprendere la complessità del mondo, affrontare le sfide e le interpellanze del futuro.
Comprendere il mondo attraverso una lente più inclusiva, dove ogni persona sia libera di essere pienamente se stessa
Ogni nostro gesto è un’opportunità per custodire e celebrare la nostra “casa comune”
Promozione della comprensione reciproca, della pace e della collaborazione tra le diverse tradizioni cristiane, religiose e culturali